Rimani in contatto - Newsletter










musica attiva

mp3 flash player by undesign website design.


WAY OF LIFE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Settembre 2011 13:51

IL "DO" E LE FORME

Nel corso dell'ultimo meeting con il G. Master Choi Jong Hwa si è parlato dell’allenamento nel Tae Kwon Do in funzione della cura dello spirito.

Risulta estremamente facile cadere nella confusione mentre si riflette su quelli che sono gli aspetti più inafferrabili delle arti marziali e – nello specifico - su come sia possibile allenare il proprio spirito; ma basta un pizzico di curiosità e anche le domande apparentemente più complesse possono trovare risposta.

Mi dedico spesso alla ricerca ed alla lettura di notizie ed articoli sul mondo delle arti marziali e naturalmente non trascuro quei testi scritti da Maestri di altre discipline.

Non discriminando nessuna arte marziale, non credo ne esista una definibile migliore di un'altra; ritengo - piuttosto - che esista il “diverso”, il quale porta inevitabilmente all’interessante, e reputo che sia solamente il proprio percorso personale a portare alla scelta di un’arte piuttosto che di  un’altra.

Io ho scelto il Tae Kwon Do ITF, ma credo che l’aspetto sul quale dovremmo focalizzare la nostra attenzione sia uno solamente.

Perchè stiamo percorrendo questa strada?

A mio parere lo strumento per dare una risposta a questa domanda è celato proprio nel significato del “DO” che accomuna tutte le arti marziali.

Dov'è dunque l’aspetto spirituale in una sessione di allenamento di una qualsiasi arte marziale?

La nostra riflessione non può che iniziare dallo studio delle “FORME” [ POMSE o KATA ], che costituiscono probabilmente l’aspetto più articolato e suggestivo di tutte le arti marziali.

Alla base c’è il concetto filosofico dell’eterno agire: il passaggio da attivo a passivo, da tensione a distensione, da lento a veloce, da contrazione a decontrazione.

Un susseguirsi di azioni antitetiche ed armoniche al tempo stesso che danno vita a sequenze le quali terminano alla fine lì dove sono cominciate.

Le forme corrispondono a quel principio orientale - figlio dal pensiero indiano - secondo il quale ogni cosa è in mutamento continuo e costante fino a quando non ritorna nell’uno.

Definiamole meglio.

Sono gesti che esprimono l’esperienza interiore attraverso un lavoro psicofisico, che si esplicita con precise sequenze di tecniche.

Partendo da questi presupposti, la teoria delle “forme” può – e deve - essere sviluppata in ogni settore della vita umana.

Molti Maestri di arti marziali sottolineano come durante l’esecuzione delle forme [i Poomse nel TKD o i Kata nel Karate], si sia accompagnati da una miriade di aspetti, quali una storia millenaria, la filosofia, la religione, l’esperienza, il lavoro, l’amore, lo studio e, sopratutto, i sogni dell’esecutore.

E' probabilmente per questi motivi che vecchi Maestri di arti marziali utilizzavano le “forme” non solo come esercizio puramente fisico, bensì per sviluppare volontà, capacità di resistenza e controllo dell’io.

L’apprendimento di queste sequenze è fatto di un allenamento costante e di ripetizioni di una serie di tecniche che comportano la memorizzazione precisa di attacchi e difese ma l’obiettivo principale di questa pratica non è certamente riconducibile alla sterile conoscenza ed esecuzione di ogni singolo movimento.

Quindi ricordiamolo: la pratica delle forme rigenera il corpo, fortifica lo spirito e rinvigorisce la forza.

Ma, soprattutto, la forma è lo studio di se stessi.

L’acquisizione delle tecniche, alla fine del percorso, fa sì che quelle azioni ripetute divengano dei movimenti naturali, capaci di ispirare fortemente la mente del praticante.

Ogni singola posizione non viene solo memorizzata e riprodotta, ma è una volta appresa diviene  densa di spirito; durante l’esecuzione delle tecniche si approfondisce e si indaga il gesto marziale, e il praticante prova a “sentire”.

E’ il momento in cui ci si esplora e si cerca di conoscere realmente se stessi, ed è qui che si instaura un parallelismo tra le “forme” e la vita.

L'esecutore della forma cerca il segreto della tecnica allo stesso modo in cui l'uomo che è in lui cerca il segreto della felicità e della gioia  nella vita; ed è sempre tramite le forme che può sviluppare modestia e umiltà, unite a sobrietà e superamento dell’io.

E così il cerchio si chiude e si ritorna al “DO”, o “arte”, che racchiudendo in sé la pratica e lo studio dell’arte marziale nei suoi aspetti spirituale e filosofico, non può prescindere dalla conoscenza e dallo studio approfondito delle forme.

Quel "DO" da intendere come un continuo applicarsi per sviluppare attitudini positive, come un cammino impegnativo e fondamentale per la pratica marziale, per quanto sovente incompreso o omesso dall’insegnamento delle arti marziali in Occidente.

 

Scritto dall'Istr. Giam Battista Mulas

Rivisto e adattato dalla Capo Redazione l'Atleta Veronica Secci

Bibliografia

  • Enciclopedia Tea Kwon DO ITf del Gen. Choi Hong Hi
  • Articolo di Francesco Palandri
Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Ottobre 2011 15:16
 

News

Previous Succ.
  • 1
  • 2
SOLIDARIETA' La ITF-ITALIA è vicina al Popolo Filippino in questo momento di grave difficoltà.
IMPORTANTE Costituition of Taekwon-do ITF Italian Comittee

Il Presidente Nazionale Master Pierpaolo Lecca e al suo fianco il Gran Master Choi Jung Hwa

Chi è online

 1 visitatore online

Pensiero della settimana

"Trenta raggi convergono sul mozzo, ma è il foro centrale che rende utile la ruota.
Plasmiamo la creta per formare un recipiente, ma è il vuoto centrale che rende utile un recipiente.
Ritagliamo porte e finestre nella pareti di una stanza:
sono queste aperture che rendono utile una stanza.

Perciò il pieno ha una sua funzione, ma l'utilità essenziale appartiene al vuoto.
......
Lao Tzu
_______________

Facebook funbox


ITF